Indici sintetici di affidabilità - ISA

  • Silvio Andreoli

Gli indici sintetici di affidabilità fiscale (abbreviati in ISA) – per gli esercenti attività di impresa e professionisti – sono il nuovo strumento istituito dall’Agenzia delle Entrate che manda in pensione gli ormai famosi Studi di Settore.

Indici sintetici di affidabilità - ISA

Sulla carta il loro obbiettivo è quello di favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili (“beccare” chi non sta dichiarando tutto il proprio volume d’affari) e stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti (far pagare le imposte sul volume d’affari corretto) attraverso l’utilizzo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali.

Cosa sono gli ISA

Nel concreto gli ISA non sono altro che un modulo integrativo della dichiarazione dei redditi che combina al suo interno dati di tipo contabile (i valori espressi nel bilancio) a dati di tipo informativo/statistico specifici dell’attività svolta (per esempio, nel caso di un ristorante, numero dei dipendenti, numero dei coperti, ecc.).

 Ci sono due grosse novità rispetto ai classici Studi di Settore:

  1. Gli ISA considerano all’interno del loro algoritmo più periodi d’imposta e non solamente l’anno di riferimento della dichiarazione dei redditi. Questo rende di vitale importanza, rispetto al passato, la buona condotta di un’attività nel corso degli anni;
  2. Gli ISA non esprimono più una congruità (o non congruità), bensì esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente. Di fatto, né più né meno un voto scolastico.

A cosa servono gli ISA

Possiamo dire che gli ISA servono a creare un dialogo fra Fisco e contribuenti. La decisione di tradurre il risultato in un voto da 1 a 10 rende immediato per questi ultimi capire la propria condotta e la relativa probabilità che venga fatto un controllo sulla propria posizione fiscale.

Differenza tra studi di settore e ISA

Gli studi di settore avevano come fine principale di stimare il ricavo più probabile del contribuente, anche rispetto alla categoria di appartenenza. In base all’attività e alle informazioni caratteristiche dell’attività, il modello indicava un valore di fatturato minimo al di sotto del quale non era possibile andare se si voleva la congruità. Inoltre, dall’eventuale non congruità ai risultati degli studi di settore potevano scaturire dei controlli fiscali d’ufficio, quindi pressoché certi.

Gli ISA, al contrario, non hanno come principale scopo quello di “scovare” eventuali evasori, ma hanno come obiettivo quello di creare consapevolezza della propria “valutazione” agli occhi dell’Agenzia delle Entrate tra i contribuenti in modo da incentivare una buona condotta e prevenire eventuali controlli.

Come già anticipato, un ulteriore aspetto che differenzia gli ISA dagli studi settore è il lasso temporale assunto per la loro realizzazione. Gli ISA prendono come riferimento otto anni invece di uno solo, e quindi contengono informazioni storiche che dovrebbero essere maggiormente precise rispetto a quelle contenute negli Studi di Settore. 

Regime premiale degli ISA

Dall’applicazione degli ISA vi sarà l’attribuzione di un doppio giudizio, dal quale ne conseguirà un voto “complessivo”, con una scala che potrà variare da 1 a 10.

Più alto sarà il voto, maggiore sarà il regime premiale riconosciuto al contribuente e conseguentemente meno probabile l’intervento dell’Agenzia delle Entrate per un potenziale controllo.

Quando non si applicano gli ISA

Ci sono dei casi di esclusione, in cui gli ISA non vengono applicati.

Di seguito un elenco delle principali casistiche:

  • Quando il contribuente inizia o cessa l’attività (oppure si trova in condizione di non normale svolgimento dell’attività);
  • Quando il contribuente dichiara ricavi ovvero compensi di importo superiore al limite stabilito dal decreto di approvazione (o revisione) degli indici.

Inoltre, gli ISA non si applicano nei confronti di:

  • contribuenti minimi e forfettari;
  • contribuenti “multiattività”, non rientranti nel medesimo ISA, qualora i ricavi delle attività non prevalenti superino il 30% dei ricavi totali;
  • enti del terzo settore non commerciali che determinano il reddito ai sensi dell’art. 80 del D.Lgs. n. 117/2017;
  • organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale che determinano il reddito ex art. 86 del D.Lgs. n. 117/2017;
  • imprese sociali;
  • società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate e delle società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi.
Studio Moro
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